La corsa della Bora

Bè! Di solito metto in conto un ritiro l’anno, certo farlo alla prima gara mi sono già giocato il jolly. Inutile però fare questi calcoli, un giorno vale l’altro per ritirarsi. Credo che al di là delle percentuali il trail sia Motivazione e ognuno in quella parola ci mette tutto il significato che vuole per arrivarci. Sicuramente poi vi è allenamento, alimentazione, resilienza e tanto altro per terminare una gara, ma senza la motivazione terminare un ultratrail è quasi impossibile.

Per anni ho pensato bastasse volere fortemente terminare una gara per riuscirci, pensare che ritirarsi fosse una sconfitta e questa era la Motivazione. Banale, stupida ma era così, essere un Finisher per dire a me stesso non ti sei arreso. Poi però col tempo, e grazie anche a un modo diverso di approcciarmi alle mie uscite settimanali ho cambiato modo di vedere il trail. Prima mi allenavo quasi tutti i giorni, correre in salita, in discesa o lungo il fiume, senza fermarmi per abituarmi a non mollare. Ero stanco, ma uscivo lo stesso per comandare con la mia testa il mio corpo e obbligarlo a non fermarsi , a sopportare la fatica e il dolore che una ultratrail può portare con sé: il tutto per essere un finisher. Negli ultimi anni poi la svolta, meno uscite, la ricerca di farlo in compagnia, al ritmo del più lento, sperando sempre che vi sia un più lento di me. Caffè prima durante e dopo. Il terzo tempo come base di partenza post uscita. Il bello di camminare in salita chiacchierando del +/- . Scattare foto. Non avere l’assillo della corsa, del fare tutto in fretta, nell’ordinare al mio corpo di non fermarsi. Sono stanco mi fermo, ho fame mangio, ho voglia di sedermi mi siedo. La mia testa sta molto meglio, non è sotto stress, si diverte. Certo non nego che ancora oggi qualche volta mi manca quel sentire la voglia di fare fatica e di prevaricare la sofferenza del mio corpo, non è un processo facile da accettare dopo tanti anni e migliaia di km. Ma devo essere consapevole che tutto cambia, noi cambiamo e di conseguenza anche l’approccio alle gare può modificarsi. La mia Motivazione ora è Divertirsi e se non mi diverto è sofferenza che su una gara corta la si può accettare, in un ultrà oggi non sono più disposto a farlo. Al di là di avere fatto probabilmente una cavolata a iscrivermi a una gara di 165 km a gennaio, posso dire serenamente che il mio fisico seppur affaticato stava anche bene e che pertanto se ragionassi come qualche anno fa, sarei qui a descrivere una gara da finisher. Invece sono orgoglioso di me stesso di essermi ritirato perché non mi divertivo. Ho cercato la Graziana per trovare una motivazione diversa per non ritirarmi. Ma cosa volete anche la campionesse hanno i giorni no. Un principio di sciatica che nell’aumentare dei km ha aumentato la sofferenza e una gara come la Rovaniemi da fare a Febbraio ne hanno consigliato il ritiro al 40° km. Da li sono rimasto solo coi miei pensieri. Dapprima ho iniziato a correre con energia, poi con regolarità e infine al risparmio. Si perché la Bora è tanta corsa soprattutto nei primi 85 km. E nonostante questo cambio di tattica il fine comune era che la mia testa non voleva più saperne. Non si divertiva, lei che per anni ha obbligato il mio corpo a continuare anche quando era allo stremo e ieri quando le parti si sono invertite non ha ascoltato nessuno.


All’85° km ho voluto proseguire, ho voluto dare fiducia ai miei muscoli, sperando che poi la testa potesse autoconvincersi. Anche gli amici da casa mi hanno dato una grossa mano con gli sms. MA poi arrivo al 103° km e ho provato a pensarle tutte per proseguire, ma dopo tante ore senza mai essere entrato in sintonia con la giornata decido di ritirami. Ed è stato subito sollievo. Nessun rammarico, nessuna paturnia mentale. Solo la consapevolezza che per me la Corsa è divertimento, il Trail è divertimento e se questo manca non me la sento di continuare. Quindi non ho nulla per giustificare la mia resa, una debaclè sportiva che però mi ha lasciato intatta la voglia di continuare a guardare la prossima gara e scusate se non è poco.

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