Livigno Sky Marathon

Livigno, ferie e ricordi. Quante volte sui sentieri, quante volte sulla ciclabile. Sorrisi e silenzi oltre i 3000 mt. 150km a settimana, mai sullo stesso tracciato, ristoranti e latteria, il bus circolare gratuito, la coop dove fare la spesa, gli impianti di risalita, l’acqua del torrente come crioterapia, gite ai laghetti, il passo della capra, via delle mine e val viola, svizzera e quanto altro ancora, ma mai una gara e per lo più una sky marathon. Marco Dega e il buon Emanuele Manzi si sono inventati questa kermesse. Hoka come sponsor, la richiesta di essere presente con lo stand, la possibilità di far gara.
Arrivo il venerdì, ho qualche ora libera, prendo subito il sentiero che mi porta al Motto, prima parte di gara. Come pensavo l’aria è rarefatta, tutti gli anni necessito di almeno due giorni di acclimatamento, questanno forse una settimana. Fatico e ancora fatico, l’indomani gara sarà atleticamente sofferenza. Non importa il posto è fantastico, mi vengono i brividi a guardarmi attorno. Sono innamorato di questa valle, soffermarmi e guardarmi attorno è pura goduria. Mi diverto nella fatica erano mesi non avevo questa bella sensazione di provare piacere anche soffrendo. Scendo per il sentiero della gara corta, sempre tecnica il rientro in città.
Si apre lo stand, passano un po di curiosi, provano le scarpe e inizia il briefing. Taglio del percorso per una mancata autorizzazione. Km invariati 150 mt di dislivello, peccato si tagliano 2 km di cresta, ma va così il parco ha regole questa volta ferree e vanno rispettate. La serata poi prosegue con una cena leggera e del buono vino in compagnia di Alessio e del sempre brillante speaker Cino Ortelli.
La mattina partenza alle 8.30 orario accettabile. mi defilo in fondo al gruppo, non voglio farmi trovare nella prima salita (quella provata il giorno prima) in un single track dove il ritmo lo fanno gli altri e io devo soffrire per tenerlo così alto. Salgo di buon passo, non certo il migliore che ho avuto nella mia vita, ma questanno le forze paiono sparite, colpa dell’età o del fatto che ho dato troppo, ma mi pare e sono certo di andare piano. Passo il padellone arrivo alla vetta e inizio a corrichiare sulla prima cresta che in realtà inizialmente è un panettone e poi diventa tecnico, con nevai di mezzo. La parte attrezzata ben presidiata, fatica immane, l’irregolarità del passo mi sfianca, per fortuna subito dopo inzia la discesa che affronto con prudenza ma lasciando che le gambe non tengano troppo. Cancello orario passato e risalita. Uhao che tiro!!! Iniziano le creste che portano a punta Cassana, non nego l’emozione a me stesso, uno spettacolo nello spettacolo. Correre non è proprio facile, ci si prova ma con poca convinzione. Mi soffermo a fare qualche foto, tanto di sicuro la classifica non ne soffre, sono in fondo gara e non vedo perché dovrei fare ancora più fatica. Ecco punta Cassana il ristoro (per altro molto frequenti) discesa con traverso molto tecnici. Arriviamo al rifugio: chiuso essendo privato gli eredi non vanno d’accordo. Peccato in passato ero passato e mi ero trovato bene. Discesa in val federia e arrivano i crampi, entrambe le gambe interno cosce e sulla sx pure sul femorale. Ah bene! Non importa un po mi sono abituato a questa sofferenza corro ugualmente. In valle Federia fa un caldo incredibile, la si risale sino alla malga omonima e poi su verso il carosello. L’ultimo tiro è veramente infame, la forza manca, il caldo debilita. Si prosegue verso la Forcola in falso piano (ovviamente in salita). La discesa arriva perentoria al pari dei crampi. Tengo botta, vorrei andare d+ , ne ho anche ma le contrazioni non volontarie dei muscoli me lo impediscono. Non mi resta che guardare Livigno là sotto. Incespico su una radice e vado lungo e disteso nel punto più facile della gara, meglio così non mi nn fatto male e scopro di avere anche i polpacci con le tenaglie che mordono. Ok in teoria dovrebbe essere dovrebbe essere tutta discesa con una breve risalita. E ciao ma ciao, eccolo il tiro, mica tanto breve sotto un solo cocente. Veramente duro quel tratto che normalmente correrei. Pazienza tanto si deve finire. Finalmente l’ultima discesa e l’arrivo.
Soddisfatto non lo nego, non certo per il risultato ma per l’emozione che ho vissuto.
Una bella birra media e tutto passa tranne la felicità vissuta … 🙂

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