Camì de cavalls

Isole Baleari: ore e ore di cammino intervallato a corsa e il pensiero fisso “Roby sei troppo vecchio per queste gare, chi te lo fare?”
Mesi prima: libro di Ian Corless (che ho avuto il piacere di conoscere proprio in questa occasione), foto e descrizione gara. Tarlo in testa che diventa certezza: la Camì de Cavalls è la gara che devo fare. E per togliere qualsiasi dubbio, vai di iscrizione che almeno non ci si pensa più e vai anche di prenotazione aereo che almeno non cambio idea. Nel frattempo il buon Mau (auguri di pronta guarigione) va a Minorca per la gara a tappe sullo stesso percorso. Riscontro mega positivo.

La voglia di andarci aumenta, e così grazie anche all’aiuto di Loris Farolfi trovo da dormire sull’isola, auto prenotata e un mese di Aprile carico di km per arrivare con un po’ di fondo alla gara. Una settimana fa circa: partenza per le Baleari, Paola a farmi da supporto e turista (come è giusto che sia). L’incontro a Barcellona con Loris e famiglia , oltre che con Diego e Vanessa, il mio prete e suora preferiti. Il giovedì libero di girare per calette e fari. Ritiro pettorali che l’indomani alle 14.30 si parte per questo periplo dell’isola lungo 185 km. Alla partenza trovo Alice e conosco un mito come il Depa. Gli altri ragazzi sono partiti alle 8.30 (si poteva scegliere in base al tempo di percorrenza). I cavalli fanno l’ingresso in scena, spettacolari, Depa incita la folla. Si parte, primi km d’asfalto per uscire dalla città di Ciutadella. Sono con Alice e si chiacchiera un po’, l’ingresso nel percorso del Camì e mi separo da lei, vado un po’ in progressione. Non proprio convinto della velocità, non mi pare di andare forte, ma il fondo del terreno è infido e tecnico, così so che potrei incorrere in qualche problematica. I km si susseguono, sincero un po’ di atleti mi passano, quindi mi rassereno sul fatto che tutto sommato l’andatura non è folle. Gli appoggi sono sempre molto complicati, per fortuna le speedgoat aiutano nell’ammortizzare. Arrivo al 50° km all’imbrunire, cambio maglia si prepara la frontale e mi raggiunge Alice. Uhao che garona la sua. Mi dice di essere in un momento di grazia e che finchè dura lo vuole sfruttare. Si riparte assieme, si va verso il buio. Non nego mi fa piacere la compagnia. Nel frattempo sordamente dei dolori alle ginocchia cominciano a farsi sentire. Non fa freddo, si sta bene in manica corta. Arriviamo al 100° El Castell. Trovo Vanessa e Diego indecisi sul da farsi; Paola mi passa un piatto di riso con brodo caldo, purtroppo i ristori sono all’aperto è notte e fermarsi fa freddo. Alice mi invita a ripartire e così via… ora le ginocchia non sono più sorde ma urlano. L’instabilità di appoggio le ha sollecitate troppo, e le varie operazioni fatte negli anni e ancora i due menischi rotti mi portano il conto. Ora diventa difficile confrontarsi solo col percorso, devo confrontarmi con me e la voglia di arrivare in fondo perché non sono venuto a fare una comparsa. Alice crisi di sonno, la invito a cantare che le passa… wow! In piena notte un mantra la sua voce ( l ‘alba non arriva più, il buio è veramente snervante, per fortuna siamo nel tratto più noioso del percorso, un lungo tratto di asfalto e farlo di notte sicuramente è una vantaggio sia mentale che di attenzione a dove mettere i piedi. Sorge l’alba che oramai siamo di nuovo sul mare. A san Thomas mancano 40 km, in teoria l’altimetria direbbe di pianura, solo che è solo l’altimetria a pensarlo, oppure sono io che l’ho letta male. Ora camminare in salita non mi pesa per nulla, ma le discese sono tremende. Le Ginocchia non reggono, e i quadricipiti che ho messo in tensione per preservare le articolazioni sono diventati di sasso. Ogni appoggio sarebbe una blasfemia, ma siccome sono felice di esserci vedo di non pensarci e di mettere un piede innanzi all’altro (un passo alla volta mi basta: cit Gandhi). Son Soura, spiaggia molto belle, un po’ di nudismo e penso di avere allucinazioni…. Poi chi pratica il nudismo in questo caso era meglio si copriva, perché pur rispettando tutto e tutti non era proprio un bello spettacolo. Ora fa caldo, troppo caldo, le gambe mi hanno salutato da tempo, ma anche quelle di Alice l’hanno salutata da tempo, tra l’altro anche in pieno giorno è andata un po’ a curve, sto sonno proprio non le voleva passare. Ok si riparte stavolta è sostanzialmente realmente tutto pianeggiante, verrebbe voglia di correre, ma oltre a non farcela, la tecnicità del sentiero ti dice “ok Roby qui se non alzi i piedi , inciampi e ti spacchi” per cui via camminando ancora. Quando si prendono i raccordi asfaltati si corricchia, giusto per dare un senso alla corsa (Sono in prossimità di dove ho l’appartamento, mancano circa 12 km, si entra di nuovo nel percorso, passo lungo e deciso al limite di una corsa tanto che raggiungiamo qualche atleta. Anche Paolo (altro atleta partito alle 8.30) è con noi e ci farà compagnia sino al traguardo. Arriviamo ai meno 5 km dall’arrivo, amici di Alice l’aspettano e siccome lei è terza donna la invitano a correre in quanto la 4a non è distante. E io che mi ero assaporato gli ultimi km di calma assoluta. Va bè siamo su asfalto , abbiamo però comunque da attraversare delle Calette prima dell’arrivo. Si corre pure in salita, io maledico le mie ginocchia e le mie gambe, però la testa le fanno girare… sia mai che la Barzy mi perde la posizione. Si entra nel rettilineo finale, lascio salire sola Alice sulla pedana per la meritata standing ovation e io ci salgo poco dopo con la maglia dell’associazione.

Sono Finisher, non ho mai avuto dubbi nell’esserlo, ma sicuramente è stata una grande fatica. E la domanda “chi te lo fa fare? Sei vecchio?”. Io così mi sento vivo, non si tratta di distruggersi, si tratta di sentirsi e di dire che le difficoltà nella vita non è correre alle Baleari! Queste sono le fortune, e me le voglie tenere strette!

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