The Abbot’s Way 2018

Giambattista Vico “ corsi e ricorsi storici”, in pratica sosteneva che alcuni accadimenti si ripetevano, ma non per puro caso ma per divina provvidenza. “Corri e ripercorri” la Abbot’s ma non per divina provvidenza, ma perché gli abati si sono inventati questo percorso e gli amici l’hanno reso speciale.

Per vero dalla mia esperienza di gare posso dire serenamente che di percorsi più spettacolari ne ho trovati di sicuro, ma la Abbot’s non la si corre per la ricerca di paesaggi unici.  La Abbot’s è un insieme di fattori unici: la mia prima lunga, la condivisione negli anni di tantissime ore con gli amici: dalle celle del convento di Pontremoli alla palestra di Bobbio, passando dai terzi tempi e condivisioni di gara. I cavalli sul Lama, gli alpini di Osacca, il ristoro di Farini, il castello di Bardi. Non è facile dire di no a questa classica, che tra l’altro ha pure il vantaggio di essere l’ideale come periodo e percorso per inziare con una ultra 100, e questo vale per me e può essere anche un invito  per chi si vuole cimentare in tripla cifra nel trail. E quest’anno così mi ritrovo al via, i saluti agli amici presenti e si parte da Bobbio verso Pontremoli.

La Meli leggermente più avanti di me, la raggiungo una volta sulla strada e poi iniziamo una bella esperienza assieme. Ritmo alto ma controllato, l’arrivo a Bardi condiviso anche con Luca. Fa abbastanza caldo, ci si prende qualche minuto per rifocillarsi e si riparte con da lì a poco un piacevole temporale. La salita verso Osacca è di quelle toste, l’accuso un pochino. Luca al ristoro ci saluta e si invola verso una cavalcata mostruosa che lo porterà sul podio.  Io comincio ad avere qualche problemino, dovuto forse più che alto alla ribaltata sul Gargano della settimana prima. Tutto sommato comunque si arriva Borgo Val di Taro. Minestra si riparte, sono veramente stanco, la Meli è in palla a bestia: se sino a lì diciamo che ho fatto un po’ da tiro, d’ora in avanti sarò al gancio…. Beata gioventù. I problemi si sommano al passo del Borgallo preferisco dire a Melissa di andare perché io non so quanto riesco a tenere il suo passo e non voglio essere una palla al piede. Nella lunga discesa la vedo allontanarsi, piano ma ineserobilmente… uhao spettacolo. Ultimo ristoro ho lo stomaco veramente a pezzi, chiedo solo un po’ di thè caldo zuccherato, con l’idea di portare alla fine questa mia avventura. Mancano forse 10 km o qualcosa d+. Esco parto con l’idea che sarà una sofferenza, e invece mi accorgo di stare meglio. L’ultimo strappo lo faccio senza battere ciglio e in discesa corro anche bene. Una incomprensione tra me e Melissa, fa sì che io la immaginassi davanti a me di poche centinaia di metri, mentre in realtà era ferma. Corro sempre più forte (nel mio pensare) per raggiungerla. Osti mi ritrovo veramente a correre veloce, rettilineo finale, non la vedo e si che è bello lungo. Tra me e me dico osti ma quanto ne ha! Taglio il traguardo e lei non c’è, mi sale un po’ di preoccupazione, impossibile  non sia arrivata, a 5 km dall’arrivo.  Ha gridato il mio nome, era poco sotto di me. Mi sorge il dubbio che lei non fosse sulla strada, ma caduta nel prato che faceva da “contorno” allo zig zag in discesa. Prendo il cell per chiamarla e la vedo arrivare. Va bè splendidamente prima, ci ridiamo un po’ su per il casino finale e alla fine dopo una bella doccia calda mi sdraio in palestra, in attesa che il mio stomaco si riprenda per mangiare qualcosa. Vedo così nella notte i bravissimi finisher i due Davide e Ivano con Paolo.

Con la luce dell’alba una abbondante colazione, le premiazioni e poi un bel pranzo in osteria, prima del rientro a casa. Anche questo è Trail, anzi questa è la Abbot’s 2018.

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